GIORNATACCIA

scritto da woodstock74 il mercoledì, 30 settembre 2009,09:50

Liliana, detta Lilli, stava ferma al bancone della cassa della sua libreria in preda al malumore.

Non era tanto per la lavatrice che si era rotta, aveva  inondato lo stanzino di acqua saponata e rovinato una delle  magliette preferite di Franti (quella con la scritta “Versace… n’antro litro”) .

E neanche per Emma, la sua dolce figlioletta di tre anni che al momento di andare all’asilo si era esibita in una sceneggiata alla Mario Merola (mamma nun me lassà).


Quello che veramente le aveva fatto girare le scatole era stata la successione di clienti che si erano avvicendati in due ore:


la pidocchiosa (cerco un libbro pe’ fa un bbello regalo a spende poco però che faccia la sua porca figura, che ce l’hai? Pensiero della libraia: “Certo, coi capolettera patinati d’oro!”),


il pretenzioso (che cosa avete qui e subito sull’architettura neozelandese indigena? Pensiero della libraia: “Cinque scaffali tutti sull’argomento, sa vanno via come il pane, la Mazzantini sta tremando di paura!”),


il pedante ( Ce l’ha un libro sull’iconoclastia? Lei sa cos’è vero? Pensiero della libraia: “Sì, lo so. Tiè!”),


il piacione (vorrei un libro sugli indiani d’America, baby- con tanto di strizzatina d’occhio sul “baby” Pensiero della libraia: “Devo aver capito male…non può aver detto “baby”, come nei film di gangster, la realtà non può superare in questo modo l’immaginazione”).


Il tutto accompagnato da un marocchino che voleva venderle un pacco di fazzolettini da naso per cinque euro e una testarda vecchietta sorda che si ostinava a voler giocare i numeri del super enalotto lì da lei (non ce l’ho la macchinetta signo’,  je lo giuro, non ce l’ho!).

Lilli non ce la faceva più.


A
rrivò in cassa una distinta signora con un bel volume costosetto. Forse la mattinata poteva risollevarsi e il registratore di cassa non le avrebbe fatto cappotto.

-Posso pagare con il bancomat?

- Sì signora.

Ma al momento del dunque l’odiata macchinetta emise la seguente scritta: -Collegamento con la banca momentaneamente assente. Riprovare più tardi.

-Oh- commentò la signora – pazienza! Se me lo mette da parte passerò a prenderlo uno di questi giorni.

-Sì signora- sospirò Lilli, aggiungendo il volume  alla svettante e imponente  pila dei “passerò uno di questi giorni”.


Quando la signora uscì la ragazza alzò gli occhi al cielo ed espresse la seguente invocazione:

-O Signore dei Cieli e della Terra, ti prego: se NON è tua volontà che io mi metta a sbattere la testa contro il muro fino a stramazzare stecchita, allora mandami un segno chiaro, qui ed ora.


Fu in quell'esatto momento che la porta della libreria si aprì e fece il suo ingresso Fiorenzo detto “Er Merdone”, il matto del paese noto per la puzza di vino misto a vomito e la graziosa abitudine di tastare qualsiasi essere femminile di età compresa tra i tredici e i novantacinque.

Evidentemente Dio le stava mandando un messaggio preciso.

Beneficenza

scritto da woodstock74 il venerdì, 25 settembre 2009,13:29


Mariana si mise in fila al semaforo con l’umore sotto i tacchi. La borsa straripante di vestiti ben piegati ed impilati giaceva nel sedile accanto a lei. Alla fine non l’aveva consegnata anche se ci aveva  lavorato per tutta la mattina.
Quando il telegiornale aveva mandato le scene dell’alluvione Mariana ne era rimasta sconvolta: non si trattava di paesi tropicali dai nomi strani, quelle immagini provenivano da una regione dell’Italia vicina alla sua, un posto dove centinaia di persone erano rimaste senza nulla nel giro di una notte.

La donna era corsa in camera e aveva aperto l’armadio, pensando a quei poveretti che erano stati costretti a passare la notte in auto e che ora, per chissà quanti giorni, avrebbero dormito  in una tendopoli. Passò in rassegna tutti i vestiti dei bambini che aveva messo da parte “casomai arrivasse il terzo”.  C’erano delle cose che mai e poi mai avrebbe dato via: la giacca a vento di Pinuccio messa due volte e poi accantonata perché gli era già diventata piccola, la tuta di pile di Susi con le fatine ricamate.
Ma adesso, piuttosto che tenere tutto ammassato nell’armadio, era meglio mandarlo a quelle persone. Povera gente, chissà come dovevano sentirsi disperati! Aveva pigiato tutto in un sacco Ikea blu di quelli grandi e poi era partita in macchina.
Prima di arrivare al centro di raccolta era passata da sua madre.
Grave errore.

-Cosa? Ma non hai sentito la televisione?

-Certo! Che disgrazia! Ci sono le famiglie che devono dormire in macchina, con questo freddo…

-No, non hai capito! Ha detto il capo della protezione civile che non bisogna mandare roba usata, ma solo nuova.

-Ma forse intendeva dire che bisogna mandare roba in buono stato. Mi sembra ovvio.

-No no! Ha detto esplicitamente che vogliono roba nuova, col cartellino attaccato insomma. Perché quelle persone hanno una loro dignità anche nella tragedia.

Adesso Mariana se ne stava incolonnata nel traffico, triste e col solito attacco di acidità di stomaco che le veniva tutte le volte che scambiava certe conversazioni con sua madre.

Non era mai stata una donna ricca, ma per fortuna lei e suo marito erano persone allegre che sapevano fare a meno del superfluo quando ce n’era l’esigenza. Una risata, uno scazzo, un’altra risata e tutto passava. Si sentivano comunque fortunati per tanti motivi e non volevano permettere al lato economico di minare la loro fiducia in se stessi.
Ma stavolta, la prima in tutta la sua vita, Mariana si sentì povera.
Se le sue cose non erano degne nemmeno di supplire ad una situazione di emergenza come poteva essere quella di un’alluvione, beh allora voleva dire che era davvero messa male e neanche se ne rendeva conto. Le strozzava la gola il peso dell’angoscia e della frustrazione, ma rifiutava di mettersi a piangere. Preferiva incazzarsi con sua madre che commiserarsi più del dovuto.

Un bussare sui vetri la distolse dai suoi pensieri neri. C’era una zingara dall’età indefinibile che fissava la sua borsa Ikea con sguardo avido. La mendicante indicò il mucchio di vestiti poi si picchiettò col dito il petto.

Mariana rimase un attimo interdetta.

-Ma sì!  Che vadano tutti a quel paese! – sbottò, senza sapere bene se si riferiva a sua madre, agli alluvionati, al capo della protezione civile o a se stessa.

Scese dalla macchina, afferrò il borsone e lo diede alla zingara che le  sorrise.

Mariana restituì il sorriso.
Tra poveracci ci si intendeva.

 

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Esercizio di stile

scritto da woodstock74 il domenica, 20 settembre 2009,11:42

Eulalia, che  non scrive da un po’, aveva proposto questo gioco: scrivere un racconto breve che avesse questo incipit:

 

La mia storia inizia in questo splendido giardino

 

E che contenesse queste parole:

 

Castello

Stazione

Piscina e costume da bagno

Biblioteca

Limonaia, bicchieri e ghiaccio

Torta di mele

Bicicletta

Grammofono e vecchi dischi

 

Io mi sono divertita a scrivere quello che segue. Se avete voglia provate anche voi.

 

La mia storia inizia in questo splendido giardino.

Non mi sembrava vero! Assunto a dieci anni come garzone del prestigioso Hotel “Il Castello dei sogni”, un maniero a diecimila stelle dove i gran signori venivano d’estate a rilassarsi giocando a polo, prendendo il sole in costume da bagno ai bordi della piscina  ed ascoltando vecchi dischi su un grammofono d’epoca.

Una lagna galattica, contenti loro! Ma a me che mi importava?

Dopo un inverno passato alla stazione di polizia dove mio padre, lo sceriffo, mi faceva pulire le celle vuote per 10 centesimi al giorno quello mi sembrava il lavoro dei miei sogni. Con i soldoni che mi pagavano in capo a tre settimane mi sarei comprato una bicicletta nuova ullalà! E poi avevo scongiurato il pericolo più grosso: quella vecchia megera della signorina Readingwell che insisteva per farmi passare l’estate ad aiutarla in biblioteca.

-Sei un ignorantello- mi diceva. –Almeno così imparerai qualcosa!

Un lavoro al chiuso d’estate, ma era matta quella vecchia mummia rinsecchita?

Appena arrivato all’Hotel il capo mi vestì come un figurino, poi mi mise in mano un cestino di vimini con dentro una torta di mele, un paio di bicchieri e del ghiaccio e mi disse:

-Corri alla limonaia! I conti Despendispandis stanno aspettando questa roba!

-Sìssignore – ho detto e sono partito a razzo.

Ma adesso mi sorge il dubbio che forse quella befana della Readingwell non avesse tutti i torti a dirmi che ero un ignorantello: che diamine è una limonaia?

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